Lo Scetticismo Antico

Lo Scetticismo nasce come riflessione dei discepoli del maestro Pirrone. Egli predicava l’afasia, ovvero il tacere (annientare la parola per arrivare alla serenità) e l’indifferenza nei confronti del mondo a sua volta indifferente (pieno di apparenze e duplice). Saggio è proprio chi ha sulle cose un duplice senso.

Lo scetticismo Accademico

Arcesilao è considerato il vero e proprio fondatore dello scetticismo accademico, fu scolarca dell’Accademia di Platone intorno al 265 a.C. e subì l’influenza di Pirrone. Egli però, a differenza dal maestro, non pensava ad un’indifferenza assoluta dei confronti del mondo. Lesse i dialoghi socratici di Platone e fu colpito dalla vena aporetica che contraddistingueva i primi dialoghi. In virtù di ciò professò l’epochè, ovvero la “sospensione del giudizio” [professato già precedentemente da Zenone] derivante dall’impossibilità di una conoscenza certa (in aperta polemica con lo stoicismo). Da ciò deriva anche la convinzione che non fosse possibile distinguere il vero dal falso.

Un altro illustre esponente dello scetticismo fu Carneade di Cirene che partecipò alla famosa ambasceria del 155 a.c. a Roma. Egli professava la dottrina del probabilismo. Secondo lui non esiste certezza per le rappresentazioni sensibili ma solo una scala di probabilità che più si avvicinano al vero o al falso.

Il Neo-scetticismo

Tra gli altri illustri esponenti del neo-scetticismo ricordiamo Enesidemo e Sesto Empirico.

Enesidemo di Cnosso nel I sec. a.C. tentò di ripristinare il pirronismo puro. Scrisse i dieci modi (tropoi), ovvero dieci argomentazioni a favore della sospensione del giudizio. Sesto Empirico, medico greco del II sec. d.C che ebbe proprio Enesidemo come fonte. Egli credeva che la causa dell’infelicità fosse il perseguire la strada che porti al bene per natura, ovvero quella ricerca dogmatica seguita da tutta la filosofia antica. Lo scettico si distingue dalle altre filosofie perché si arrende alla ricerca, e proprio nella resa risiede l’imperturbabilità del filosofo scettico.

E per dimostrare l’impossibilità logica dell’imperturbabilità riportiamo questo passo di Sesto Empirico tratto dagli “Schizzi Pirroniani”:

“Dicono infatti che egli, avendo dipinto un cavallo e desiderando raffigurare nel quadro la schiuma della bocca del cavallo, ebbe così poco successo, che rinunciò e gettò contro l’immagine la spugna in cui detergeva i colori del pennello: e dicono anche che questa, una volta venuta a contatto con il cavallo, produsse una rappresentazione della schiuma. Anche gli scettici, dunque, speravano di impadronirsi dell’imperturbabilità dirimendo l’anomalia degli eventi sia fenomenici che mentali, ma, non essendo in grado di riuscirci, sospesero il giudizio; e a questa loro sospensione seguì casualmente l’imperturbabilità, come ombra a corpo”

 

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