La servetta di Tracia

Talete, il primo filosofo, è stato protagonista di due importanti aneddoti della storia della filosofia antica. Il primo è quello della “Servetta di Tracia” o “Servetta trace” tramandatoci da Platone. Il secondo proviene da Aristotele con l’aneddoto dei frantoi. In questa sede tratteremo del primo, esso più che una nozione biografica (poco attendibile storicamente), ci è molto utile dal punto di vista filosofico.

La Servetta di Tracia nel Teeteto

Platone fa raccontare l’aneddoto della servetta di Tracia a Socrate nel Teeteto:

«[Talete], mentre studiava gli astri e guardava in alto, cadde in un pozzo. Una graziosa e intelligente servetta trace lo prese in giro, dicendogli che si preoccupava tanto di conoscere le cose che stanno in cielo, ma non vedeva quelle che gli stavano davanti, tra i piedi. La stessa ironia è riservata a chi passa il tempo a filosofare […] provoca il riso non solo delle schiave di Tracia, ma anche del resto della gente, cadendo, per inesperienza, nei pozzi e in ogni difficoltà»

(Platone, Teeteto, 174 a-174 c)

Come si può evincere da questo passo, la prima considerazione che viene in mente è quella classica, forse banale, del filosofo “distratto”. Con la mente che viaggia, Talete è assorto nei suoi pensieri e dalle astrazioni che lo allontanano dalla vita. Questa interpretazione combacia perfettamente con l’etichetta di “primo filosofo”, meritando così l’ironia della furba ed intelligente servetta di Tracia.

Ad un’analisi un po più approfondita in realtà questo piccolo aneddoto ci rivela altre due cose. La prima è sicuramente la passione di Talete per gli astri e l’osservazione astronomica. Ciò fa di Talete un attento osservatore del cosmo universale.

Talete, filosofo delle Idee per Platone

L’altro passaggio su cui riflettere è che seppur questo aneddoto sia stato narrato da Socrate, lo sceneggiatore di questa architettura narrativa è sempre Platone. Pensando dunque che Platone abbia narrato questo aneddoto, viene quasi naturale il collegamento con la sua Teoria delle Idee.

Sappiamo bene che per Platone l’essenza delle cose, la verità, che rimane stabile rispetto all’inaffidabilità delle opinioni, non trova il suo spazio filosofico nel mondo in cui si svolge la vita degli uomini. Ricordiamo qui il Mito della Caverna di Platone che ben si ricollega all’aneddoto della servetta di Tracia. Nel mito gli uomini erano paragonati a degli schiavi incatenati in una caverna, a cui era permesso di vedere solo le ombre di ciò che accadeva fuori dalla loro caverna. Eppur chi riuscì a liberarsi, potendo così uscire e vedere la verità delle cose (per quello che sono) sarebbe stato deriso, o forse ucciso, da coloro che potevano vedere solo le ombre. Ora torniamo all’aneddoto della Servetta di Tracia. Cosa accade qui?

Talete, il primo filosofo, che nell’osservazione degli astri non vede un pozzo, ne rimane vittima. Talete, nell’aneddoto che procura l’ironia della servetta di Tracia, non sta semplicemente osservando gli astri. Nella visione platonica, Talete è colui che per primo riesce forse a vedere l’essenza delle cose, la loro idea nella loro perfetta intelligibilità, lontana dal mondo delle false opinioni. E non è un caso che quel mondo ontologicamente non-vero lo deride e lo ferisce, come nella Caverna platonica il filosofo che vede la luce, ne rimane accecato e forse ucciso dai suoi compagni che lo credevano pazzo.

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