La Tolleranza secondo Popper

“Noi dovremmo quindi proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti.” 1

Così scriveva Karl Popper, filosofo ed epistemologo austriaco del ‘900, riguardo la tolleranza. L’aforisma è parte di un passo divenuto molto famoso negli ultimi anni, dal suo libro “La società aperta e i suoi nemici”. Cerchiamo dunque di interpretarlo ed evidenziare alcuni spunti riflessivi dal cosiddetto “paradosso della tolleranza”.

Il Paradosso della Tolleranza

“Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro l’attacco degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.”

In breve, il paradosso ci dice questo: “la tolleranza illimitata deve portare alla scomparsa della tolleranza”. Ma cosa vuol dire davvero? È chiaro che così inteso, il “tollerare” l’intollerante viene percepito in un senso del tutto negativo. Ma Popper chiarisce subito che:

“In questa formulazione, io non implico, per esempio, che si debbano sempre sopprimere le manifestazioni delle filosofie intolleranti; finché possiamo contrastarle con argomentazioni razionali e farle tenere sotto controllo dall’opinione pubblica, la soppressione sarebbe certamente la meno saggia delle decisioni.”

Popper ammette dunque che la tolleranza, prevede in sé, come suo anticorpo, la possibilità di combattere l’intollerante con le adeguate argomentazioni razionali, da profondo razionalista quale è il filosofo. Ma sembra palese, come nei casi dei neofascismi, che questa strada non è sempre quella giusta da percorrere, quando ci si trova dinanzi a queste particolari forme di intolleranza.

“Ma dobbiamo proclamare il diritto di sopprimerle, se necessario, anche con la forza; perché può facilmente avvenire che esse non siano disposte a incontrarci a livello dell’argomentazione razionale, ma pretendano di ripudiare ogni argomentazione; esse possono vietare ai loro seguaci di prestare ascolto all’argomentazione razionale, perché considerata ingannevole, e invitarli a rispondere agli argomenti con l’uso dei pugni o delle pistole.”

Terminando che: “Noi dovremmo quindi proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti.”

Alcune riflessioni sul “paradosso della tolleranza”

Dobbiamo essere intolleranti con gli intolleranti? Non potremmo perseguire il dibattito? Ma questa via è perseguibile sempre?

Popper scrisse, anzi si decise di scrivere, queste riflessioni a seguito dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Infatti, più generalmente il testo, da cui proviene questo paradosso sulla tolleranza, teorizza una “società aperta”. Al centro del sistema sociale e politico non vi deve essere semplicemente una definizione astratta di libertà. La libertà, anzitutto individuale, si persegue in ogni aspetto del vissuto, in maniera critica, discussa, condivisa, correggibile.

Non si tratta di attenersi ad una costituzione che proclama la libertà in cambio di un compromesso politico, come quello democratico, ove molto spesso la libertà di potersi esprimere si tramuta nella tirannia della maggioranza, da una famosa espressione di Tocqueville. Popper, come si è potuto leggere sopra, quando tratta delle mosse contro gli intolleranti fa esplicito riferimento al ruolo dell’opinione pubblica. E lo fa proprio in merito al “paradosso democratico”.

L’opinione pubblica gioca un ruolo fondamentale e può addirittura essere decisiva. Ma bisognerebbe affidare un ruolo ancor più importante alla storia. Essa ci fa da guida di fronte ad episodi del genere. E non è un caso che determinate discussioni vengano riprese all’inizio del nuovo millennio. Il fascismo, come disse Eco, non è un fenomeno esclusivo del ventennio, ma un modo di porsi nei confronti della società. È importante che prima di ogni decisione ci sia un profondo studio dei fatti storici, delle premesse e delle conseguenze, per fare in modo che esse non si ripresentino.

Il discorso di Popper sulla tolleranza, quindi, se lo vedessimo distaccato dal suo contesto non sarebbe altro che una risposta un po’ troppo semplicistica ad un problema molto serio e divisivo. È pur vero che ogni sistema deve attuare delle scelte difficili per difendersi, senza però scadere a sua volta in una risposta antidemocratica. Il paradosso è tale per definizione, e pertanto non può avere una risposta che vada bene universalmente. Lo scopo finale è sempre quello di dibattere, e con la discussione la proposizione di nuove idee, forse quelle che potrebbero davvero porre fine a tali paradossi.

Un quesito finale

Lasciamo in fine un quesito che attanaglia da sempre chi ha scritto questo articolo, e spera esso possa essere spunto riflessivo per i lettori. È giusto usare ancora il vocabolo “Tolleranza”? Il termine in sé, riflettendoci bene, pone chi lo usa in una condizione di superiorità rispetto all’altro termine del discorso, ciò a cui dovremmo concedere la nostra tolleranza, quasi in segno di bontà. Inoltre, esso dà l’idea di qualcosa di transitorio, che prima o poi diventerà intollerabile.

Dunque, dato che l’utilizzo di determinate parole è sempre al centro del dibattito pubblico, gettiamo queste esche per avviare nuove prospettive di discussione!

Consigliamo la lettura dei seguenti libri:

Note

  1. Tutte le citazioni presenti nell’articolo provengono da “La società aperta e i suoi nemici” Vol. I, K. Popper, Armando Editore, 2004.

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