Il Dolce stil novo

Il Dolce Stil novo nasce intorno alla seconda metà del XIII secolo. La compagine stilnovista segna un importante passaggio tematico nel percorso della poesia italiana. Tre grandi poeti sono accomunati da questo modo di “poetare”, essi sono: Guinizelli, Dante, Cavalcanti. Il primo sarà eretto a caposcuola del Dolce Stil Novo da Dante, ma questo non parlerà mai di “stilnovo”, tutt’altro. Per Guinizelli la sua è una poesia diversa da quella dell’aretino Guittone, priva di virtuosismi inutili e trattante un tema singolo:

L’Amore

Amore, scritto con la lettera grande in quanto dittatore, colui che accompagna il poeta nel percorso di creazione poetica, che nobilita l’animo e rende il cuore “gentile”. A tal proposito il sonetto scelto a manifesto dell Dolce Stil Novo è “Al cor gentile reimpaira sempre amore”, di Guido Guinizelli. Qui, nel congedo (cioè nella parte finale della canzone), si trova la giustificazione del poeta di fronte a Dio, al quale chiede di essere perdonato per aver amato a tal punto una donna dalle sembianze angeliche.

Su quest’ultimo punto si possono trovare le differenze che intercorrono tra l’Alighieri e il primo Guido. Per Dante la donna diventa un angelo. L’amata trascende il reale, trasportando il poeta in una dimensione ultraterrena (in questo modo si arriva alla creazione del Paradiso della Commedia).

Altro elemento fondamentale per cogliere le differenze tra i due grandi scrittori è sul tema della nobiltà d’animo. Per Guinizelli l’amore si annida soltanto nei cuori “gentili”, cioè in quei cuori che già sono per natura nobili. Dante scrive per l’amico un sonetto che ha tutta l’impressione di essere una correzione “dottrinale” di quella che è la compagine stilnovista. In particolare: “Amore e ‘l cor gentil sono una cosa”.

Qui l’Alighieri spiega come è l’amore stesso, questo fortissimo sentimento, a nobilitare ed ingentilire il cuore. Si apre in questo modo una doppia polemica. Da un lato con l’amico che sosteneva tutt’altro, dall’altro contro il pensiero comunque per cui la nobiltà di animo fosse dovuta a ragioni genetiche e familiari. Ancora differente sarà la visione di Cavalcanti. Egli sosterrà che la donna non può essere un tramite tra il mondo e Dio. Per questo motivo, l’amore è presentato sotto una vela penitente, una sofferenza che affligge l’amato ma dal quale quest’ultimo non può uscirne.

La sua poesia si soffermerà maggiormente su temi filosofici, dando spazio anche a motivi di invettiva contro letterati del tempo. E’ il caso di “Da più a uno fece un sollegismo”, nel quale Guittone d’Arezzo è presentato come un ignorante, che non fu mai capace di spiegare un proprio artificio retorico.

Dal dolce Stil novo alla Commedia

Ci si è spesso chiesti se lo Stilnovo possa essere considerata una vera corrente letteraria. Questo modo di far poesia non ha mai riscontrato negli anni una scuola che l’insegnasse, inoltre la stessa definizione risulta essere flebile. Sappiamo infatti che è lo stesso Alighieri nella Commedia a definire questo stile “dolce stilnovo”, d’altra parte quando Dante scrive ciò la compagine stilnovista era già terminata. E’ dunque certo che lo stilnovo non può essere considerata una corrente letteraria, una scuola di pensiero o qualsiasi accezione che canonizzi la stessa.

E’ certo però, che senza le corrispondenze letterarie che si accesero tra Dante e Cavalcanti, inerenti i temi trattati da questa poesia, non si sarebbe arrivati alla creazione dell’opera dantesca. Infatti partendo dalla canzone presente all’interno della Vita Nova, “A ciascun’alma presa e gentil core”, L’Alighieri si dimostra polemico nei confronti di quello che viene definito il suo “primo amico”, Cavalcanti. Quest’ultimo, a sua volta, con il sonetto “Vedeste, a mio parere, onne valore”  accende la tenzone poetica tra i due.

Si può da qui formulare l’ipotesi che Commedia venga scritta da Dante come emblematica risposta all’amico, contente al suo interno l’intera dottrina amorosa e preannunciando il posto da eretico che spetterà a Cavalcanti nell’oltretomba. In quest’ottica ovviamente squisitamente ipotetica si possono ricondurre le motivazioni che sono alla base della creazione di quella mastodontica opera allegorico-dottrinale.

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