Verga: Vita e Opere

Giovanni Verga nasce a Catania il 2 settembre 1840. La sua famiglia è appartenente alla piccola nobiltà siciliana di stampo liberale. Riceve l’istruzione giovanile dal poeta catanese Antonio Abate che lo indirizza verso una letteratura impegnata sotto il segno del Risorgimento; ciò segnerà il suo primo romanzo.

Le prime opere di Verga

Il primo romanzo che Verga pubblica è “I carbonari della montagna”, nel 1861-62. Nel maggio 1865 viaggia nell’allora capitale d’Italia, Firenze. Qui Verga compone Una peccatrice (1866), romanzo che non gli procura successo ma lo spinge a frequentare più da vicino i salotti mondani della letteratura e dell’editoria. Nel 1869 si stabilisce a Firenze dove stringe l’importante amicizia con Luigi Capuana, insieme a Verga i due maestri del verismo. Nel 1872 si sposta invece a Milano.

Ottiene così la possibilità di confrontarsi con gli esponenti letterari del tempo tra cui Felice Cameroni, il critico italiano più vicino alle posizioni di Zola. Tali conoscenze influenzeranno l’attività letteraria di Verga, alla ricerca di una maniera espressiva originale che arriverà ad una più completa maturazione con la conversione verista. Ciò che raccoglie il suo interesse narrativo è la sua lettura, quasi patologica, della passione amorosa; come in Eva del 1873, Eros e Tigre reale, entrambi del 1875. O ancora la denuncia sociale, operata dagli ambienti della Scapigliatura milanese (importante influenza nello stile di Verga). In “Eros” si focalizza con freddo realismo, sulla vita mondana dei salotti borghesi. Ma è con la novella “Nedda”(1874), scritta in soli tre giorni, che egli esplora e denuncia gli ambienti del mondo popolare siciliano.

La svolta verista

Nel 1877 Verga si sposta a Milano. Qui, insieme a Luigi Capuana, studia ed approfondisce la lettura delle opere di Zola e i manifesti del Naturalismo francese. Questi studi avranno una particolare influenza sulla novella del 1878 : Rosso Malpelo. Con quest’opera ha inizio la grande stagione della produzione verista. Seguiranno, in sordina, i capolavori veristi e la stesura del ciclo de “I Vinti”. Tra cui la raccolta di novelle Vita dei campi (1880) e poi i Malavoglia (1881), Novelle rusticane (1883) e Mastro-don Gesualdo (1889). All’attenzione del pubblico risultò più avvincente il cosiddetto il filone di narrativa «flaubertiana», attenta allo studio degli interni borghesi.

Gli ultimi anni

Nel 1893, dopo aver allestito la sua ultima raccolta di novelle, Verga si ritirò definitivamente a Catania. Il suo terzo romanzo verista (“La duchessa di Leyra”), non troverà mai la sua realizzazione; Verga è ormai amareggiato dalla fredda accoglienza riservata alle sue opere più innovative. Disilluso, non solo dall’ambiente letterario ma anche, dall’ambiente politico del tempo, porterà Verga a rinchiudersi in uno scetticismo sempre più forte.

Vicino alla Destra storica della fine degli anni Settanta, Verga assunse una netta posizione interventista nella Prima Guerra Mondiale. Nel 1920, all’età di ottant’anni, Verga venne nominato senatore (nomina patrocinata da Benedetto Croce). Qui vi presenziò anche Pirandello, che nel discorso ufficiale celebrò la sua opera a scapito di quella di d’Annunzio. Verga morì a Catania il 27 gennaio 1922.

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