Riforma Goldoniana

La Riforma Goldoniana comincia in un preciso momento storico-artistico, in cui il panorama teatrale italiano era fortemente influenzato dalla Commedia dell’Arte. Goldoni la considerava volgare e buffonesca, con incoerenti intrecci avventurosi, ripetitivi, e dove erano ancora in uso maschere e personaggi stereotipati.

La Riforma Goldoniana: Mondo e Teatro

Goldoni decise di riformare la struttura della commedia, mirando alla semplicità e alla naturalezza, caratteristiche fondamentali della cultura arcadica e razionalistica. La Riforma Goldoniana non si limitava all’ambito letterario, come in passato avevano già tentato invano altri scrittori toscani, ma risultò essere un’operazione di ambito più vasto. Essa, infatti, investì anche i rapporti con la vita sociale, in quanto Goldoni intratteneva continui rapporti con il pubblico.

Goldoni si affidò ai due “libri” fondamentali per mettere in scena la realtà verisimile che il pubblico richiedeva e che in essa si poteva riflettere: il Mondo e il Teatro.

La Riforma Goldoniana riesce a realizzarsi attraverso un processo graduale. Goldoni modificò le caratteristiche portanti e fisse della Commedia dell’Arte, giungendo alla realizzazione della commedia “verisimile”, riflesso della realtà sociale e che presentava talune affinità con la commedia borghese dell’Illuminismo europeo.

Goldoni mirò all’innovazione dei caratteri teatrali, a discapito delle solite maschere che limitavano l’analisi psicologica e comportamentale del personaggio. Secondo Goldoni vi erano infiniti modi di rappresentare un determinato carattere, nonostante affermi pure che i caratteri sono in numero finito. Tale ricerca innovativa deriva dalla sua visione borghese della realtà, che però non giustifica del tutto quanto appena detto. Infatti, uno stesso carattere poteva variare anche in funzione dell’ambiente in cui si trovava il personaggio. E da ciò scaturiscono le sue commedie: “di ambiente”, che andavano a descrivere un particolare settore della vita sociale; e “di carattere” – che delineavano una figura.

La Riforma Goldoniana e il rifiuto della Commedia dell’Arte

Il rifiuto del commediografo nei confronti della Commedia dell’Arte si spalma su più punti.
Nella Commedia dell’Arte, gli attori non seguivano alcun copione, bensì si basavano su uno schema teatrale fisso, i lazi. Ciò non permetteva di rappresentare il reale in tutti i suoi colori, il cosiddetto “Mondo” a cui Goldoni ambiva nella sua opera riformatrice.

Un equilibrio tra “Mondo” e “Teatro” poteva essere solo garantito dalla stesura di un copione, che descrivesse con cura ogni azione che l’attore era tenuto a seguire fedelmente.
L’entrata in scena del copione non fu accettata dagli attori, abituati all’improvvisazione. Goldoni dimostrò la sua abilità nel saper sfruttare la situazione a suo vantaggio adattando il personaggio della commedia alle abilità espressive dell’attore.
Il cambiamento non fu apprezzato nemmeno dall’altra parte del palco. Il pubblico, infatti, abituato agli intrecci divertenti, non condivideva la commedia goldoniana, così come gli stessi impresari, che guardavano ai loro interessi economici. Anche in questo caso, Goldoni contrattaccò gradualmente attraverso vari esperimenti, riuscendo a conquistare il consenso degli spettatori.

Goldoni cominciò a stendere il copione solo per il protagonista, lasciando al resto degli attori la possibilità di improvvisare. La sua prima commedia strutturata così fu il “Momolo cortesan“. Solo cinque anni dopo, con “La donna di garbo”, Goldoni estese il copione a tutti gli attori, conservando la maschera, che però presentava sensibili differenze con quella della Commedia dell’Arte.
La maschera goldoniana permetteva, da un lato, il delinearsi del carattere individuale e, dall’altro, di non provocare nel pubblico nessun tipo di sconvolgimento per un tale cambiamento. Al termine di questo processo, però, anche le maschere vennero abolite a favore del personaggio individuale.

Goldoni e il rapporto con la società

La riforma goldoniana trasformò il pubblico da ostacolo all’innovazione a stimolo per  approfondire il suo interesse per il reale e la società. D’altronde il pubblico stesso nutriva l’interesse nel vedersi rappresentato nella sua quotidianità. Questo impulso verso la realtà borghese, però, non riuscì a penetrare nell’oligarchia conservatrice veneziana, sempre più accentrata e chiusa in se stessa, restia ad ogni tipo di cambiamento. A causa della sua denuncia contro i vizi nobiliari, Goldoni dovette ambientare tutte le sue commedie in altre città italiane per non destare sospetti.

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